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Senza futuro
Nicola Lusuardi


L’approvazione del decreto che può arrivare ad annullare gli effetti della 122 (sempre nella forma in cui è stata recepita dalla Gasparri) compie un al­tro passo in questa direzione, il passo forse decisivo, quello che valica la linea di non ritorno nella riduzione di ore scritte e prodotte, quindi di società di produzione, di autori, registi, ecc., ecc.
Se nel 2006 i produttori attivi nel sistema della fiction erano 46, nel 2007 si riducono a 41 e nel 2008 diventano 36, allo stesso modo tra il 2007 e il 2008 si sono perse circa 100 ore di produzione (dati riportati nella ricerca condotta da IEM-Fondazione Rosselli per il Roma Fiction Fest 2009).
Nella stessa direzione va la diminuzione dell’investimento in “attivazioni, ricerca, sviluppo backstage” della Rai dai 13 milioni messi in bilancio nel 2008 agli 11 del 2009 che, considerando il mantenimento probabilmente identico della quota di spese fisse, significa una riduzione superiore al 20% dell’impegno nella ricerca di nuovo prodotto.

L’esito di questo disegno si innesta e moltiplica i propri effetti nella considerazione del secondo importantissimo evento cui facevamo riferimento all’inizio, la “rivoluzione digitale”. Ossia gli scenari futuri o futuribili.
L’avvento della rete e l’inizio di un’era ancora confusa di sinergie variabili tra web e tv ha generato alcuni fenomeni dirompenti, le cui conseguenze non sono ancora quasi per nulla leggibili nella realtà viva e mutevole che evolve rapidissima sotto i nostri occhi.
Il primo di questi fenomeni è lo sganciamento, per la prima volta nella storia, dei contenuti audiovisivi dai media per i quali sono stati generati. Le forme narrative di cinema e fiction si sono determinate a partire dalle caratteristiche dei media per i quali quelle narrazioni erano prodotte e quindi dalle abitudini di fruizione e consumo di quelle narrazioni. Se il drama seriale si compone di numerosi episodi di circa 50 minuti che si raggruppano per “stagioni” successive, questo dipende dal modo in cui la tv ha progressivamente ottimizzato l’uso dei contenuti narrativi nei propri palinsesti e nelle abitudini del pubblico. Le forme che ci siamo dati si sono determinate a partire dai dispositivi e dai modelli di business che a questi si erano meglio adeguati.

Per la prima volta oggi invece, grazie al web, la narrazione viene fruita al di fuori degli schemi di consumo che la generavano. I film come i documentari o i cosiddetti UGC (User Generated Content) vengono scaricati direttamente dalla rete, consumati integralmente o parzialmente su una delle numerose piattaforme che mettono a disposizione brani video originali o manipolati. Così come le serie tv che già grazie al dvd e ora sempre più, grazie alle procedure di downloading legale e illegale, vengono consumate integralmente, secondo modalità che assomigliano di nuovo a quelle della fruizione di narrativa su carta stampata. Una fruizione libera, frammentabile, ripetibile, sempre disponibile.
Forse anche per questo alcune serie di culto si sono spinte fino a livelli di complessità, anche letteraria (pensiamo a Mad Men) fino a poco tempo fa del tutto impensabili.





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