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Il soggetto cinematografico
Vsevolod Pudovkin

Scritto negli anni Venti da uno dei maggiori esponenti del cinema d’avanguardia sovietico e pubblicato in Italia nel 1932*, il breve saggio sul Soggetto, di cui presentiamo ampi stralci, propone ancora oggi elementi di grande interesse. In particolare la centralità del “tema”, che Pudovkin non confonde mai con “l’argomento”, ma correttamente individua – come nel caso da lui citato di Intolerance – in una precisa affermazione, nel “punto di vista” dell’autore sull’argomento.

* La traduzione che presentiamo è quella originale di Umberto Barbaro, ritoccata solo in qualche temine essenziale e tratta dal libro Film e fonofilm, Edizioni Bianco e nero, 1950.

IL SOGGETTO
CINEMATOGRAFICO
I copioni che abitualmente vengono presentati alle case di produzione cinematografica hanno un carattere tipico. Quasi tutti rappresentano la primitiva esposizione di un qualsiasi contenuto d’invenzione, mediante la quale gli autori si sono preoccupati solo di raccontare qualche azione, servendosi per lo più di mezzi letterari e senza domandarsi se il materiale da loro offerto possa essere interessante agli effetti della realizzazione cinematografica. Eppure questa domanda è molto importante. Ogni arte possiede una sua particolare maniera di trattare la materia prima, e questo avviene naturalmente anche per il cinema. Lavorare a un copione senza conoscere i mezzi impiegati dai régisseur, i metodi di ripresa e di montaggio del film, è cosa altrettanto priva di senso quanto quella di tradurre letteralmente in francese un verso tedesco: è chiaro che, per dare l’esatta impressione del verso tedesco, si deve rielaborare quest’ultimo in base alla conoscenza delle proprietà della metrica francese. Per creare un testo adatto alla realizzazione cinematografica bisogna conoscere i metodi mediante i quali si riesce a influire dallo schermo sullo spettatore.
Si tende a pensare che il soggettista debba dare solo il primitivo e semplice schema, e che il lavoro complessivo della realizzazione cinematografica sia compito del regista. Ma quest’idea è del tutto errata. In nessun’arte infatti, se ben si riflette, si può suddividere la creazione in stadi singoli e reciprocamente indipendenti. Quando si elabora un soggetto certamente la forma definitiva del film appare solo con contorni indefiniti; ma il soggettista deve avere un’idea di questa forma e deve offrire un materiale proprio, tale da mettere il regista nella condizione di creare un prodotto cinematograficamente efficace.
Generalmente le cose vanno in modo diverso, del tutto opposto. Nelle prime stesure dell’autore si trovano una quantità di elementi che, oltre a essere privi di interesse, costituiscono addirittura insuperabili ostacoli alla realizzazione cinematografica.
Compito di questo studio è quello di offrire una elementare esposizione dei metodi fondamentali della creazione del soggetto in relazione ai principi essenziali dell’opera del regista. Un copione può essere trattato come un dramma teatrale e sarà in tal caso sottoposto alle leggi che regolano la creazione teatrale, oppure può avvicinarsi al romanzo e in tal caso sarà determinato da altre leggi costruttive. Problemi questi che, nella presente trattazione, possono essere solo accennati.





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