home titolo
chisiamochisiamoarchivioscriverepromuovereforummateriali


Ultimo numero
Archivio di Script

Articoli dello stesso autore








search



L'origine dell'high concept
Gianluca D'Agostino

Quello che presentiamo è l’inizio di una tesi di dottorato inedita, dedicata all’high concept, elaborata nel 2004-2005. Si tratta di pagine di grande interesse perché riconducono la nascita di questa nuova categoria di classificazione di progetti audiovisivi non al cinema ma alla tv. E soprattutto a esigenze di narrazione drammaturgica prima ancora che a quelle di marketing. Ringraziamo l’autore per averci consentito la pubblicazione.

1.1 II modello di Barry Diller e la teoria di Justin Wyatt
In questo capitolo illustreremo il quadro delle varie definizioni conosciute di high concept: sia quelle di matrice marcatamente industriale, sia quelle che sono state frutto di interpretazione scientifica da parte di autori e critici. Lo studioso statunitense Justin Wyatt che ha esaminato il fenomeno dal punto di vista del marketing, lo considera a priori una forma di prodotto differenziato, sviluppatosi nell’industria di Hollywood dalla metà degli anni ’70 in concomitanza se non in coincidenza con il fenomeno delle produzioni cosiddette Blockbuster.
In secondo luogo evidenzieremo il contrasto che sussiste tra il modello narrativo originariamente ideato e realizzato dal produttore Barry Diller e la tesi di prodotto differenziato sostenuta da Justin Wyatt. Si tratta di un confronto tra due tipi di analisi: da una parte l’analisi di film considerando l’high concept come un insieme di requisiti esclusivamente narrativi, dall’altra l’analisi degli stessi film considerando l’high concept in termini di marketing e di stile visuale.
Vedremo come le teorie della narrazione di Hollywood si siano arricchite nel corso degli anni, assorbendo stimoli ulteriori dagli studi sulla mitologia e sulla psicoanalisi. La metodologia utilizzata da Wyatt utilizza invece i parametri del marketing cinematografico e dello stile visuale, concentrandosi su elementi che sono quindi “esterni” alla narrazione in senso stretto.
Questa è la definizione generale di high concept di Justin Wyatt:
“High concept can he considered as a form of differentiated product within the mainstream film industry. This differentiation occurs in two major ways: through an emphasis on style within the films and through an integration with marketing and merchandising”.
Wyatt riassume gli elementi costitutivi dell’high concept nella frase: The Look The Hook and the Book2, dove look sta per l’immagine, hook per il “gancio” ossia il gancio dei marketing e the Book è il libro, ovvero l’adattamento dell’opera bestseller su cui il film high concept si basa. Vi sono poi i 4 elementi principali: le star, la musica, il personaggio e il genere3. Fondamentale in questa definizione di high concept è l’adattamento di romanzi bestseller, di musical a Broadway, o di altre proprietà letterarie che il pubblico ha già conosciuto sotto altra forma. Ad esempio i film Grease (1977) o Lo Squalo (1975) possiedono secondo questa teoria la pre-sold property di essere già conosciuti dal pubblico: il primo per essere stato un musical di successo, il secondo un popolare romanzo bestseller.
Wyatt afferma infatti che:





Articoli dello stesso autore

High Concept: una formula inventata in tv
Gianluca D'Agostino - Script 38



mail inc