home titolo
chisiamochisiamoarchivioscriverepromuovereforummateriali


Ultimo numero
Archivio di Script









search



Stanley Kubrick e il suo metodo
Michele De Caro

Lo sceneggiatore e Kubrick: partita a scacchi con Re Mida
Il giovane Stanley Kubrick (SK) voleva fare lo scrittore. In tutta la sua vita però non scrisse mai qualcosa interamente di suo pugno.
Questo perché SK non aveva fantasia. Era capace del colpo ad effetto, dell’intuizione improvvisa, insomma possedeva lo shining, ma non la capacità né la pazienza per creare a tavolino un’intera diegesi, per pianificare in lungo e in largo il mondo della storia che avrebbe dato vita al film. Dunque SK, suo malgrado, ha sempre avuto bisogno di una figura di supporto: lo sceneggiatore.
Frederic Raphael, lo sceneggiatore di Eyes Wide Shut, nel libro che racconta la sua esperienza come “dipendente” di SK, Eyes Wide Open, ha paragonato il rapporto tra sceneggiatore e regista alla favola della rana e lo scorpione, ed in particolare il rapporto tra sceneggiatore e SK alla favola della moglie di Barbablù e la stanza proibita.
Lo scorpione chiede alla rana di aiutarlo ad attraversare lo stagno, promettendo di non pungerla; ma una volta arrivato sull’altra sponda lo scorpione viene meno alla sua promessa e punge mortalmente la rana: «perché questa è la mia natura» si giustifica. Allo stesso modo il regista chiede aiuto allo sceneggiatore per creare la storia del film, promettendo di non prendersi tutto il merito e dimenticarsi di lui quando il film sarà finito. E invece il regista, una volta avuto il copione, molla lo sceneggiatore e mette il proprio nome sopra il titolo. La favola della rana e dello scorpione diventa così la metafora dell’eterno duello tra le due figure preminenti del cinema.
Nel caso di SK però il duello è ancora più acceso. Essendo vicino alla figura del regista-autore europeo, SK vuole entrare direttamente nel processo di scrittura, e non limitarsi a chiedere dei cambiamenti a copione finito, come succede per i registi più importanti di Hollywood (la maggior parte invece non ha nemmeno questa possibilità: ciò che è scritto sul copione è ciò che deve essere filmato). Come la moglie di Barbablù, lo sceneggiatore kubrickiano non può entrare nella camera segreta, ovvero il cinema del regista newyorkese: non solo la paternità, ma la stessa scrittura finale del film gli è negata.
Prova di questa esclusione sono i contratti che SK sottoponeva agli sceneggiatori, che paiono dichiarazioni di resa incondizionata: il regista si accaparra il diritto di attribuire i credit, di stabilire chi ha scritto cosa, di riscrivere in toto il copione sul set.
Quando SK contattava uno sceneggiatore, l’unica frase che diceva in merito al film era: “Non so cosa voglio, so cosa non voglio”. Da quella frase cominciava un lavoro a stretto contatto, in cui lo sceneggiatore veniva spesso invitato a passare lunghi periodi nella residenza dei Kubrick per essere tenuto meglio sotto controllo. SK lo tallonava, lo stressava, gli suggeriva modifiche, gli chiedeva nuove pagine ogni giorno e nuove versioni di ogni pagina. In fondo SK si calava nel ruolo dello story-editor, colui che fa da levatrice al lavoro creativo dello sceneggiatore. L’unica differenza è che SK lasciava degli spazi bianchi per le sue mosse segrete – Diane Johnson, sceneggiatrice di The Shining, rimase a bocca aperta quando vide l’enigmatico finale del film, che non appariva in nessuna delle stesure della sceneggiatura.
In questi spazi lasciati bianchi SK diventa co-sceneggiatore e mette le mani anche sulla prima fase del fare un film, la pre-produzione, dopo essersi assicurato il dominio assoluto su regia (produzione) e montaggio (post-produzione).
Quando si parla di SK c’è spesso la sensazione che dietro ai suoi film si nasconda qualcosa di miracoloso, di inspiegabile: Re Mida, l’uomo che trasformava in oro qualunque cosa toccasse. E invece dietro il sipario c’è un lavoro complesso, una lunga partita a scacchi tra SK e il mondo del cinema in cui la posta in gioco è la realizzazione del film.





mail inc