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Il mindfuck, o la struttura narrativa del mentitore
Giorgio Glaviano

Il mindfuck è una particolare struttura narrativa utilizzata in letteratura, nel cinema e in tv. La sua elevazione a categoria non è ancora riconosciuta da tutti i teorici, ma sono ormai diversi anni che vengono sfornati sempre nuovi film a Hollywood che sono basati su questa architettura.
Il mindfuck è una storia che si sviluppa secondo una trama di genere – fantascienza, thriller, sentimentale, action, horror – ma che contiene a un certo punto – tra la fine del secondo e la fine del terzo atto – un plot twist che cambia completamente e improvvisamente la percezione degli eventi della storia che lo spettatore ha maturato fino a quel punto.
Il mindfuck è un ribaltamento, un’improvvisa capriola mentale, un cortocircuito inatteso, un cambio di direzione di 180 gradi, è quella sensazione che si prova a cercare di capire l’essenza di un paradosso, il panico causato da una situazione di indecidibilità, quel sentirsi inermi e scorati di fronte a qualcosa che non si riesce ad afferrare.
Di film basati sul mindfuck ce ne sono decine e tutti di successo.
Un elenco incompleto comprende: Existenz, Fight club, Dark City, Donnie Darko, The Game, The Jacket, Allucinazione perversa, L’uomo senza sonno, Memento, Il sesto senso, L’esercito delle 12 scimmie, Il tredicesimo piano, Atto di forza, La moglie del soldato, Session 9 e I soliti sospetti.
Il termine mindfuck è stato introdotto per la prima volta negli anni ’70 dal giornalista e scrittore Robert Anton Wilson nella sua celebre Trilogia degli Illuminati. L’“Ope­razione Mindfuck” è il piano messo in atto dai seguaci della religione Discordianista allo scopo di sovvertire la società. Mediante la disobbedienza civile, l’attivismo, i movimenti artistici, la contro-informazione pubblicitaria, i graffiti, il vandalismo, gli scherzi di ogni genere, le mega-burle e le provocazioni, l’“Operazione Mindfuck”, nei romanzi di Wilson, tenta di distruggere le fondamenta stesse della civiltà, generando un perenne stato di caos.
In seguito, il neologismo è passato a designare quella particolare tecnica narrativa che genera una confusione improvvisa nella mente del lettore o dello spettatore.
Naturalmente il mindfuck non nasce negli anni ’70 e ha una storia, sia letteraria che cinematografica, molto più antica.
Un celebre esempio è la novella An Occurrence at Owl Creek Bridge di Ambrose Bierce, pubblicata nel 1890. Questa storia fu adattata una volta per il grande schermo nel 1929 con il titolo The Spy e due per la tv, nel 1959 come episodio per la serie Alfred Hitchcock presenta, e nel 1962 come cortometraggio vincitore di un Oscar con il titolo La Rivière du Hibou, poi inserito all’interno della serie Ai confini della realtà.
Il racconto si svolge durante la Guerra Civile Americana e ha come protagonista un certo Peyton Farquhar. Farquhar, che è un simpatizzante dell’esercito confederato, è in procinto di essere impiccato sul ponte che dà il titolo alla storia, il ponte di Owl Creek. Mentre una spessa corda, stretta intorno al collo, già lo soffoca e intorno a lui si discute sul quando dare il via all’esecuzione, Peyton pensa alla moglie, ai figli e soprattutto a un modo per fuggire. Il piano che escogita è complesso, ma non irrealizzabile. Improvvisamente, però, i soldati dell’esercito unionista, stanchi di stare lì ad aspettare, lo spingono nel vuoto.





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