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La morte dell'antagonista
David Kipen


Le persone più intelligenti a Hollywood in genere ammettono che la teoria dell’autore è una fesseria. Sfortunatamente le persone più intelligenti a Hollywood di solito sono sceneggiatori, i cui poteri sono inferiori alla stima di cui godono, e troppo spesso la loro autostima è ancora minore. Nel 2004 si presentò un’occasione che sfumò immediatamente, quando l’Associazione degli scrittori americani (WGA-Writers Guild of America) ottenne un nuovo contratto che si occupava principalmente di indennizzi e assistenza sanitaria piuttosto che di argomenti artistici.
Si trattò, a dire il vero, di uno dei rari negoziati della WGA che non terminò in uno sciopero a oltranza. Al contrario, ai registi basta solo qualche ora di sciopero per ottenere dagli studios tutto ciò di cui godono gli scrittori e anche di più – ancora un punto dolente nella guerra perenne tra le sedie di tela e le sedie girevoli.
Oltre alle abituali trattative monetarie per i diritti d’autore nel mercato estero, via cavo, via satellite, dei DVD e persino di internet, alcune controversie contrattuali dibattute dalla WGA riguardano in genere il cosiddetto titolo di paternità. Si tratta del famoso titolo “Un film di”, che nel migliore dei casi raddoppia quello del regista, ma nel peggiore gli attribuisce l’esclusiva paternità del film al regista di turno che magari ha avuto come unico compito quello di gridare “Azione!” e occuparsi del montaggio.
La maggior parte dei registi fa molto di più, ovviamente, ma certo non occupandosi di tutto da solo. Tuttavia, il titolo di paternità rimane una pietra angolare del contratto previsto dall’Associazione registi americani (DGA – Directors Guild of America), e naturalmente gli sceneggiatori non ci stanno. Alcuni registi-sceneggiatori come Phil Alden Robinson (L’uomo dei sogni) hanno persino tentato di dare il buon esempio rinunciando volontariamente al titolo, nonostante ne fossero più meritevoli di molti altri.
Altre richieste includono la necessità di porre fine alle innumerevoli riscritture non retribuite imposte a uno sceneggiatore sotto contratto – che alcuni registi, produttori e studios si ostinano a considerare a seconda dei casi o come un supporto tecnico o come un diritto coniugale – e il privilegio di assistere alle prove e alle riprese se il regista non pone obiezioni. Ebbene sì, la posizione dello scrittore a Hollywood si è ridotta a questo: di solito non ha neppure il diritto di accettare un invito sul set e, in sostanza, cerca di negoziare semplicemente per avere il diritto di essere cacciato fuori nel caso in cui il regista voglia revocare l’invito.
La forzata assenza dello sceneggiatore dal set conduce, nel film, a quei momenti imperdonabili in cui un attore pronuncia male parole o frasi che il suo personaggio dovrebbe conoscere bene quanto il suo stesso nome. Kelly Preston, che interpretava il ruolo di una reporter in Gioco d’amore, avrebbe mai detto “cronista locale”, accentuando la prima parola anziché la seconda, se la persona che aveva scritto la battuta fosse stata presente? La presenza sul set dello sceneggiatore non avrebbe di certo sminuito la responsabilità del regista, ma avrebbe semplicemente risparmiato alla Preston il ridicolo che le piovve addosso per mano dei giornalisti, la maggior parte dei quali sapeva fin troppo bene cosa fosse un cronista locale.
Per evitare di dover elemosinare il rispetto e per stabilire accordi economici sensati, qui di seguito sono elencati cinque argomenti che potrebbero cominciare a far pendere la bilancia del potere di Hollywood a scapito degli auteur e in favore di quegli schreibers sul cui lavoro si fonda tutto il castello di carte. Nella maggior parte dei casi non si tratta di richieste di scioperanti, ma piuttosto di appelli lanciati con coraggio donchisciottesco, necessari per continuare ad avere un po’ di rispetto per se stessi:

1. Modificare le procedure d’assegnazione dei crediti della WGA. Come fa lo spettatore a riconoscere e apprezzare il lavoro del più abile degli sceneggiatori se i crediti non riflettono con maggior precisione l’entità del suo contributo? In base al regolamento attuale, lo scrittore originario può mantenere il credito in condivisione, persino dopo che qualcun altro abbia eliminato ogni singola scena di quanto lui ha scritto e abbia poi ricominciato da zero. Per contro, gli sceneggiatori-infermieri possono salvare un film da morte sicura e non ottenere nessun riconoscimento a parte un assegno e un “Ringraziamento speciale” nei titoli di coda – infilato tra la commissione locale alle politiche cinematografiche e la mamma del regista. Forse per gli sceneggiatori stessi non è poi un problema ottenere il credito grazie al lavoro di altri o rinunciare al titolo che gli spetta, ma il pubblico merita la verità. A lungo andare, tale riforma non potrà che contribuire ad accrescere il prestigio della professione.





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