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OrganicitĂ  e Pathos
S. M. Eisenstein

«In un’opera compiuta
si manifesterà inevitabilmente
la presenza di formule compositive.
Ma non sarà mai possibile
produrne una mediante
un calcolo compositivo a priori».

Diversi anni fa leggendo uno dei migliori libri italiani dedicati alla sceneggiatura – Luca Aimeri, Manuale di sceneggiatura cinematografica, Utet, 1998 – avevamo trovato in una nota il riferimento al saggio del 1939 di Sergej Ejzensˇtejn, Organicità e Pathos, descritto come un testo che poteva essere messo in relazione alla sceneggiatura strutturata in 3 atti teorizzata da Syd Field nel suo libro del 1979.
Incuriositi, ma non al punto di andare a recuperare il testo, abbiamo lasciato che fosse quello a trovarci. Così è successo, visto che in un libro di prossima pubblicazione per le nostre edizioni – Il teatro e le leggi dell’organicità a cura di Roberto Ciancarelli e Stefano Ruggeri – sarà incluso proprio quel saggio anche se in forma non integrale. Lo abbiamo finalmente letto e ne siamo rimasti affascinati per la sua straordinaria pertinenza con quel percorso di analisi strutturale del testo filmico che da anni portiamo avanti. Ma anche e soprattutto nell’inscindibile rapporto tra forma e talento individuale. Il saggio di cui riportiamo ampi brani, è dedicato all’analisi de La corazzata Potëmkin.
(D.A.)





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