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Il dubbio del ginecologo
Domenico Matteucci

«Davanti a uno sconfinato prato fiorito è dannoso conoscere il nome dei fiori?
E in una notte serena, sdraiati sotto
le stelle, è meglio o peggio conoscere
il nome delle costellazioni o sapere
che il loro sorgere e tramontare dipende dall’eterno rotolare della terra? È questo il grande dubbio che potremmo chiamare
il dubbio del ginecologo, prendendo
il nome da colui che con più evidenza, ogni giorno, è costretto
a “sapere troppo” e a violare i confini del mistero. Per lui il dubbio è molto preciso: potrò ancora innamorarmi?».

Un dubbio che ogni tanto si riaffaccia, un dubbio da scrittori, da musicisti, da artisti, da critici, da antropologi, da filosofi e anche da semplici esseri umani: è meglio sapere o non sapere? E sapere troppo di qualcosa può toglierci per sempre il gusto di percepire spontaneamente il senso di quella cosa? Davanti a uno sconfinato prato fiorito è dannoso conoscere il nome dei fiori? E in una notte serena, sdraiati sotto le stelle, è meglio o peggio conoscere il nome delle costellazioni o sapere che il loro sorgere e tramontare dipende dall’eterno rotolare della terra? È questo il grande dubbio che potremmo chiamare il dubbio del ginecologo, prendendo il nome da colui che con più evidenza, ogni giorno, è costretto a “sapere troppo” e a violare i confini del mistero. Per lui il dubbio è molto preciso: potrò ancora innamorarmi? Potrò ancora fare l’amore? Di fronte alla gravità di queste domande, quella di chi si trova davanti a un testo, una sceneggiatura, un film, un romanzo, e si chiede se l’analisi approfondita dell’opera lo renderà automaticamente incapace di coglierne il senso profondo, è ben poca cosa. Tuttavia è naturale che la questione appassioni noi sceneggiatori e spesso ci sembri di cruciale importanza. D’altra parte è “la narrazione drammaturgica” il nostro oggetto del desiderio, l’oggetto dei nostri innamoramenti. Su questo argomento, sulla paura o sullo scetticismo riguardo al sapere come è fatto il racconto, vorrei dunque riflettere ancora una volta brevemente traendo un certo conforto dal fatto che quello che scherzosamente abbiamo definito il dubbio del ginecologo è una questione che come accennavo ci riguarda tutti: artisti, scienziati e persone comuni. E non da ieri. Basta pensare a quello che è accaduto in casa della critica letteraria che proprio su questi argomenti è sempre stata il teatro di scontri appassionati. Basta un’occhiata a questo ultimo mezzo secolo. A partire dalla metà degli anni cinquanta, come dice Mario Lavagetto in un recente saggio1, si comincia a notare l’inizio di una crisi:





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