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Desperate Housewives: un’analisi psico- strutturale
Tania Dimartino Lori Falcolini

Un sobborgo residenziale, quattro vicine di casa, una donna che si suicida all’inizio della prima puntata, ed è subito successo mondiale. È stato scritto molto su Desperate Housewives, la serie televisiva che ha avuto altissimi indici d’ascolto in tutti i paesi in cui è stata trasmessa, ma resta ancora da chiarire il motivo dell’unanime affezione alle quattro protagoniste, le vicine di casa bizzarre, disinibite, palesemente nevrotiche.
Desperate Housewives è una serie chiaramente indirizzata a un target femminile, ma quale donna vorrebbe riconoscersi in Gabrielle Solis, che tradisce senza nessun senso di colpa il marito, o in Bree Van De Kamp e nella sua mania di perfezione?
Cerchiamo di scoprire insieme il fascino di questo racconto televisivo, analizzando la struttura narrativa della serie e facendo luce contemporaneamente su un’altra struttura, profonda e nascosta, illuminata con gli strumenti della psicoanalisi.
Prima di percorrere il sentiero narrativo di Desperate Housewives però è necessaria una riflessione sulla serialità televisiva, soprattutto dopo il successo delle ultime produzioni americane. Esistono oggi dei modelli narrativi per la fiction seriale applicabili universalmente, come quelli utilizzati dagli sceneggiatori cinematografici? O i prodotti televisivi della lunga serialità hanno superato i limiti imposti dalle varie griglie tecniche, costruendo per ogni serie la struttura che più le si adatta, l’abito su misura per il tema e l’universo da raccontare?
Già ER aveva scardinato molte regole della serialità e ancora oggi gli sceneggiatori americani devono parecchio al coraggio dimostrato da Crichton, Wells e Spielberg nel creare una struttura narrativa che cambia da puntata a puntata. L’intuizione di raccontare la vita di un pronto soccorso zigzando tra varie situazioni, usando a volte sette linee narrative, a volte solo una o due per puntata, è stata una soluzione geniale che ha contribuito al successo della serie.
La struttura di ER infatti rispetta e amplifica il tema del racconto: le vicende di un pronto soccorso. Nella vita reale ogni giorno è diverso dall’altro, all’interno di un ospedale. Nessuno sa quanti pazienti arriveranno, forse decine di feriti gravi, ognuno con la propria storia, forse solo pochi casi lievi che daranno ai medici un po’ di tregua per occuparsi delle loro faccende private. Nella fiction, l’imprevedibilità della situazione è rispecchiata dalla struttura della serie, che costruisce in decine di modi diversi, il racconto delle singole puntate.
La fedeltà della struttura al tema del racconto è un punto cruciale per la costruzione di una storia a puntate, più importante della decisione di costruire puntate aperte o chiuse, con o senza casi verticali. Forse è l’unica regola che uno sceneggiatore dovrebbe darsi quando lavora per la lunga serialità. La storia dei superstiti di un aereo che si è schiantato su un’isola (come in Lost) chiede una struttura narrativa diversa da quella di un racconto che riguarda un gruppo di avvocati giovani, singles e metropolitani (come in Ally McBeal).
Il tema della serie, quando è ben chiaro, determina i personaggi, lo spazio e il tempo del racconto, i tre elementi portanti della struttura narrativa.
TEMA NARRATIVO
Anche Desperate Housewives ha una struttura che rispecchia il tema narrativo.





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