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Tre caratteristiche delle serie tv a episodi e una intervista
Pamela Douglas

Vi è probabilmente noto che quando si scrive un lungometraggio bisogna creare un arco narrativo per il vostro protagonista che lo porti da uno stato al suo opposto; il personaggio si dirige conflittualmente verso un traguardo, e nel momento in cui lo raggiunge la vostra storia termina. Un personaggio che è incapace di amare subisce una trasformazione quando appare un compagno/a, un figlio/a, o un amico/a e, battendosi per instaurare il rapporto, il personaggio diventa infine capace di amare. O un personaggio a cui è stato fatto un torto cerca vendetta e la ottiene, o muore per la causa. Tutto questo va bene per i film, poiché finiscono. Ma le serie no.
Come si può quindi far progredire una narrativa che non ha un arco narrativo definito? Be’, si può creare un altro tipo di arco. Ricordate che personaggi delle serie televisive assomigliano di più a persone vere che conoscete che a personaggi di una trama. Se un vostro amico vive un’esperienza estrema, voi continuate a conoscerlo dopo questo evento. Siete investiti nel processo, non solo nelle conseguenze.
Ma fate attenzione, questo non significa che i personaggi siano piatti. Il vostro cast permanente non dovrebbe mai essere un semplice spettatore della sfida della settimana. Al contrario, i personaggi che non sono trasformati dalla trama hanno invece bisogno di un’altra cosa: la dimensione.
Pensatela così: invece di svilupparsi orizzontalmente verso il traguardo, il personaggio si sviluppa verticalmente, esplorando i conflitti interni che creano la tensione. Il personaggio può essere rivelato e incrementato in ogni episodio e dall’inizio alla fine della serie, ma la gente ha bisogno di contare sul fatto che Joan di Arcadia o il Dr. Carter sono le stesse persone che conoscevano la settimana prima. Ciò significa che questi personaggi non hanno estensione o variazione? Certamente no, come del resto accade per i vostri amici. Si conoscono più lentamente ma più profondamente.
LA serialità LUNGA
Ci sono tre tipi di drammaturgia a episodi: le antologie, le serie con “chiusura” e i “serial”.
Le Antologie sono storie a sé stanti, come i cortometraggi, non collegate alle altre puntate se non per mezzo di una cornice. Twilight Zone aveva uno stile, un franchise e un conduttore permanente, ma il cast era diverso ogni settimana. Le antologie sono considerate precursori della televisione episodica di oggi e sono fiorite negli anni ’50, quando show come Playhouse 90 presentavano la letteratura come rappresentazione teatrale. Ma le antologie sono rare oggigiorno, e non ci si dedica più a scriverle.
Le Serie con chiusura – o episodi “modulari” – hanno un cast principale permanente ma situazioni sempre nuove che si concludono alla fine di ciascun episodio: si chiudono quindi. La maggior parte delle serie ha una qualche conclusione, anche se altre linee narrative continuano. Ogni episodio di Law & Order o di CSI ha una conclusione. Gli agenti delle syndications preferiscono questi tipi di show perché possono comprarne dei grossi pacchetti (le prime quattro stagioni o 88 episodi di solito) e venderli direttamente a canali televisivi locali o internazionali che possono replicarli in qualsiasi ordine. Se gli episodi non hanno “memoria”, se cioè non vi è in essi uno sviluppo significativo nelle relazioni, l’ordine degli episodi non è ritenuto importante. O per lo meno così si pensa.
Non è così facile come sembra. Quando una serie è sviluppata bene gli autori e i fan seguono i protagonisti e riesce difficile resistere alla loro storia che inevitabilmente cresce nel tempo. Nelle sue prime stagioni, X-Files presentava un nuovo alieno o evento paranormale ogni settimana, e sebbene la tensione romantica tra Mulder e Scully incominciasse a nascere, essa non si intensificava. In seguito l’interesse degli spettatori spinse sempre più per una relazione e fece sì che i due colleghi si trasformassero in amanti alla fine della serie. Molti episodi di X-Files possono essere ancora apprezzati in qualsiasi ordine, ma la narrazione seriale è ingannevole.
Serial: Questa è una brutta parola per qualcuno, perché descrive anche le soap opera. Le soap che vanno in onda durante il giorno come The Young and the Restless e General Hospital hanno avuto un seguito fedele di telespettatori e hanno avuto successo, per quelli che erano i loro obiettivi. Ma gli autori e i produttori di serie da prime-time non amano essere identificati con esse, perché la accentuata melodrammaticità (che è necessaria per condurre la storia abbastanza a lungo da permettere di andare in onda cinque giorni alla settimana), e anche la velocità con cui gli episodi sono prodotti, risultano spesso in personaggi stereotipati, dialoghi che mancano di acutezza, e situazioni incredibili.





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