home titolo
chisiamochisiamoarchivioscriverepromuovereforummateriali


Ultimo numero
Archivio di Script

Articoli dello stesso autore








search



Autori e produttori: un destino comune?
Claudio Biondi

Si può ancora concepire l’autore e il produttore come due nemici o è il caso di cominciare a pensarli, almeno nella situazione attuale, come due coniugi “separati in casa”? Le ragioni dell’uno e dell’altro, sono veramente tanto opposte e opponibili o non si tratta di un abbaglio “teorico” colossale?
Il cinema è un sistema complesso. I cui molti elementi s’intrecciano, si accavallano, s’intersecano. Non lo si può capire e soprattutto non lo si può “fare” se non tenendo conto di tutti. Accorgendosi che tali elementi hanno nature diverse, che possono essere distinte, ma mai separate. Economia ed estetica, sociologia e psicologia, antropologia e tecnologia, e così via, convivono costantemente nel cinema. Tanto che nessuna estetica può dirsi indifferente alle novità tecnologiche; nessuna tecnologia è indifferente agli assetti socio-politici; nessun assetto socio-politico è indifferente all’estetica. In una catena dove il primo anello è anche, inevitabilmente, l’ultimo e dove ciascun anello può considerarsi, allo stesso tempo, il primo e l’ultimo della catena.
La narrativa audiovisiva, così come la creatività espressiva in generale, fa parte dell’umana natura. È una sua parte essenziale. Gli aspetti comunicativi che le sono correlati, non riguardano solo i “linguaggi”, ma investono fenomeni di ben più ampia portata e solo l’interesse privato o la cecità politica possono condurre a leggerla in maniera riduttiva relegandola nel limbo dei “passatempi”, del superfluo, o – il che è ancora peggio – dell’Arte da proteggere.
Sia pure con ritardo, questo concetto di cinema come sistema specifico dotato di sue caratteristiche ben definite, di questa sua “unicità”, si sta facendo lentamente strada. Sembra, oggi, che non sia più peccato mortale proporre soluzioni per il cinema che tengano conto della sua doppia natura di artefatto comunicativo e di prodotto economico. Sembra, finalmente, che la spiegazione “ideologica” possa lasciar spazio a quella “analitica”.
Riscontri, sintomi, tracce che non possono che esser salutati con soddisfazione da quanti ne hanno anticipato temi e chiavi di lettura e che, da più di dieci anni, ne sostengono la validità.
Certo. È pericoloso lodarsi. Eppure, qualche volta, è necessario. Soprattutto quando una battaglia culturale, a lungo difesa e portata avanti, comincia a mostrare i primi segni tangibili se non di vittoria, almeno di non-sconfitta. È il caso di “Script”. Di “Script” nel suo complesso. Non solo, dunque, della rivista che ci ospita, ma anche della collana editoriale della Dino Audino, che mostra tutta intera la complessità del “fare cinema” e la vastità dei temi che in questo “fare” si riversano.
Non si tratta soltanto della rivendicazione di una primogenitura. Piuttosto è l’espressione di un cauto e ancora incerto ottimismo da parte di chi si è assunto la responsabilità di essere fortemente pessimista e critico. Si potrebbe dire, parafrasando Proust, che si tratta di una speranza ritrovata…
La speranza, cioè, che finalmente cominci ad affiorare nella coscienza di un sempre maggior numero di operatori (politici, culturali, economici e sociali) la necessità che tutti dobbiamo imparare a considerare centrale la questione produttiva.
Ridotta all’osso, sfrondata da tutte le sue componenti storiche, ideologiche e teoretiche, la questione produttiva può sintetizzarsi in cinque punti:
1. l’estensione del comparto che riguarda non solo la produzione cinematografica destinata primariamente alla sala ma anche quella di fiction destinata alla tv;





Articoli dello stesso autore

Come creare le condizioni per produrre film di qualitĂ  [non disponibile]
Claudio Biondi Claudio Biondi Claudio Biondi Claudio Biondi Claudio Biondi Claudio Biondi Claudio Biondi Claudio Biondi Claudio Biondi Claudio Biondi Claudio Biondi Claudio Biondi Claudio Biondi Claudio Biondi - Script 6



mail inc