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L’inventiva si può anche inventare
Umberto Eco

«Quello quindi che ci insegna il sistema esperto è che il genio umano, l’inventore, non è colui che affronta l’oceano della combinatoria liberandosi delle regole, è semmai colui che ha più regole degli altri. Il problema dell’invenzione non è di buttare a mare le regole, ma di vedere quante in più ce ne siano».

Ripubblichiamo, perché si inserisce bene nel nostro dibattito, un testo di Umberto Eco uscito su AA.VV., La forma dell’inventiva, Unicopli, Milano 1986.

1. La Torah e Dante Alighieri
Vorrei partire da una frase di Pascal, che cito a memoria: «E non mi si dica che non ho detto nulla di nuovo, la disposizione della materia è diversa. È come quando due giocano alla pallacorda: entrambi battono gli stessi colpi, ma uno dei due li batte meglio».
In questa idea di Pascal, che non a caso era anche un matematico, c’è l’affermazione che il nuovo nasce per combinatoria del medesimo. È anche una vecchia e interessante idea cabalistica, solo che non sono state ancora combinate tutte le possibili combinazioni della Torah. La combinatoria ha una sua regola quantitativa, il fattoriale per la permutazione, la potenza per la combinazione. Però i giocatori della pallacorda battono tutti e due gli stessi colpi, tutti e due hanno da combinare gli stessi elementi, ma uno dei due li batte meglio, cioè c’è una scelta del meglio.
Che cosa è la scelta e cosa è il meglio? Qui abbiamo quello che chiamiamo «salto qualitativo».
L’era dei computers ci ha dimostrato che i cabalisti sapevano: che la combinatoria produce e inventa. Quindi non sarei totalmente d’accordo con Proni: ci si può disporre a inventare. Se ho un numero sufficientemente ridotto di opzioni, provo a combinarle tutte finché viene fuori l’idea giusta (faccio così quando devo comprare una nuova automobile, per esempio, o una nuova radio). Una volta avviata, la combinatoria può andare avanti da sola, meccanicamente.
L’universo combina e sceglie per selezione, selezione in senso darwiniano, non nel senso che gli dava Somalvico, che tradurrei con un altro termina.





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