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RIS – Delitti imperfetti, analisi di una serie di successo
Fabrizio Lucherini

«Mentre gli episodi di CSI ruotano attorno a un unica forma di conflitto – l’indagine ermeneutica – quelli di RIS puntano a coinvolgere il pubblico in una drammaturgia multidimensionale, che toglie consapevolmente spazio ai casi per costruire il crescendo drammatico della linea orizzontale».

Fabrizio Lucherini,
insegna “Tecniche della sceneggiatura” all’Università di Firenze. È vice direttore dell’Osservatorio sulla Fiction Italiana.

A qualcuno piace caldo
R.I.S. è l’acronimo che identifica il Reparto Investigazioni Scientifiche dei carabinieri, negli ultimi anni sempre più spesso alla ribalta della cronaca. È anche il titolo della nuova serie poliziesca realizzata da Taodue, in onda su Canale 5 fra gennaio e febbraio 2005.
Non erano pochi i dubbi sulle possibilità di successo di una fiction basata sulle “fredde” indagini scientifiche, sulla puntuale ricostruzione di crimini violenti. È noto infatti che, a livello di broadcasting, prevale l’idea che la fiction domestica, in particolare quella seriale, debba essere calda e rassicurante tanto nelle forme quanto nei contenuti delle storie proposte. Dubbi che, probabilmente, spiegano il formato breve di RIS- Delitti imperfetti: 12 episodi rispetto ai 22-26 che caratterizzano le serie domestiche da cinquanta minuti. A sgomberare il campo delle incertezze ci ha pensato il pubblico, che ha decretato il successo RIS.
D’altro canto, c’erano anche molte buone ragioni per scommettere sul successo di RIS. Innanzitutto il marchio di fabbrica di uno dei più dinamici e innovativi produttori della fiction italiana che, con i suoi polizieschi, ha scalato più volte le classifiche dei top stagionali (Ultimo, Uno bianca, Distretto di polizia). E poi, la possibilità di battere la strada tracciata da CSI, serie di straordinario successo negli Stati Uniti (dal 2000 in onda sul network CBS) e di larga popolarità anche all’estero (dal 2002 CSI è uno dei punti di forza del prime time di Italia 1).
La serie realizzata da Jerry Bruckheimer è una di quelle rare produzioni che, oltre a imporsi per una loro qualità sopra la media, dispiegano anche un immaginario seminale. Con questo non si vuole suggerire che RIS sia una copia, più o meno conforme, di CSI. Al contrario, analizzare RIS tenendo conto di CSI, consente una più puntuale descrizione della serie italiana e una migliore comprensione della sua originalità1.





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