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Taken il mistero degli alieni Commento a due voci
Lori Falcolini Tania Dimartino


Non è così, la bambina vede qualcosa, ma il suo sguardo è diretto all’interno dei personaggi e non all’esterno.
All’inizio del primo episodio, mentre vediamo il cielo, le stelle, galassie e pianeti che si muovono nell’universo, la voce della bambina dice: «con mia madre facevamo un gioco, chiamato cosa c’è al di là del cielo. Immaginavamo l’oscurità o una luce abbagliante o altre cose che non sapevamo come chiamare. Naturalmente era solo un gioco. Non c’è niente al di là del cielo. Se ne sta là, è infinito e noi giochiamo sotto di lui».
È la stessa frase che chiude la serie. La bambina, che compare solo nelle ultime quattro puntate e che si chiama Allie, diventa di nuovo solo una voce e ripete che non c’è niente al di là del cielo.
La struttura di Taken è circolare. La fine si ricongiunge all’inizio. Molte cose sono cambiate, cinquant’anni sono passati e a qualche domanda è stata data risposta. Ma come erano venuti dal cielo, gli alieni alla fine tornano in cielo, dentro le loro navicelle, diretti chissà dove. Allie è con loro, ma a differenza di tutti gli altri protagonisti, non è stata rapita. È l’unica ad aver scelto di lasciare la terra per affrontare un percorso misterioso. E dal cielo arriva la sua voce, che esplicita la filosofia del racconto.
«Non so cosa succederà o cosa diventerò o cosa imparerò, ma quello che so è questo: la vita, tutta la vita è porsi delle domande, è il voler vedere cosa c’è al di là della collina che ci fa andare avanti e anche sapendo che non otterremo mai delle risposte dobbiamo continuare a farci delle domande».

Taken ha una struttura narrativa molto originale. Innanzitutto l’arco del racconto è lungo cinquant’anni e i personaggi che si susseguono coprono quattro generazioni.
Ogni episodio, diretto da un regista diverso, rappresenta un’epoca, e non solo attraverso il racconto. La regia di Tobe Hooper, per esempio, nell’episodio che inizia nel 1947, cita i film di fantascienza degli anni 50. Le navicelle spaziali, come quando il cinema non disponeva di effetti speciali sofisticati, sono solo luci nel cielo di notte e la navicella che si schianta al suolo è un grande disco di alluminio affondato in parte nel terreno. Anche gli alieni sono come gli umani li hanno immaginati in quegli anni: omini piccoli, grigi, con una grande testa.
Man mano che la storia procede, cambia lo stile del racconto della singola puntata e lo stile di regia. Gli anni sessanta sono incentrati su un omicidio che avviene come in un film di Hitchcock, il 1970 racconta la ribellione dei figli ai padri, un episodio rievoca atmosfere bergmaniane e infine, nelle ultime quattro puntate tutto cambia.
Per sei episodi il racconto di Taken segue parallelamente tre linee narrative rappresentate da tre famiglie: i Keys, i Clarke, i Crawford.





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