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Taken il mistero degli alieni Commento a due voci
Lori Falcolini Tania Dimartino


«Con mia madre facevamo un gioco: cosa c’è al di là del cielo?»
Con la voce di una bambina, terribilmente saggia, si apre Taken. La domanda che inizia la serie è la stessa che gli uomini si pongono, da sempre, sentendosi “piccoli” di fronte all’immensità del cielo. Per quante risposte abbiano dato le sonde spaziali penetrando nell’oscurità del cielo, “cosa c’è aldilà del cielo” appartiene alla fascinazione dell’ignoto e l’uomo impaurito ma anche attratto prepotentemente dal mistero, può soltanto fantasticare dando risposte che nascono dagli inferni o dai paradisi del suo inconscio.
Sono questi a dare forma agli alieni, potenze benevole o temibili che abitano il cielo. Il cielo, oltre a essere popolato dalle parti oscure degli uomini, ha anche una sua propria vita. Per dirla con Jung, è un archetipo, un numen: domina l’immaginazione degli uomini al di là delle loro volontà e cambia forma attirandoli in dimensioni aliene attraverso il desiderio. Ma non accade così anche nell’amore, quando “quell’oscuro oggetto del desiderio” strega la mente oppure ogniqualvolta emozioni archetipiche come odio, potere, terrore, solitudine ci invadono fino a sconvolgere l’equilibrio psichico?
Taken racconta i modi in cui i personaggi di questa serie cambiano le loro vite dando un significato all’esperienza terribile o divina della possessione “aliena”.

L’altro tema che percorre tutta la serie è il desiderio degli alieni verso i terrestri: Cielo e Terra vogliono unirsi, così raccontano i miti dell’antichità, da quelli fascinosi dei misteri orfici a quelli cinesi, e così avviene in Taken. Nello stesso tempo il cielo è come la terra, due metà eguali dell’Uovo Cosmico (Chandogya Upanishad); tra di essi c’è un legame primitivo che tende a riunire per attrazione le due metà divise. Continuando in questa simbologia il Cielo è il principio maschile, il polo positivo, il fecondatore della Terra che invece è femminile. La loro unione “sessuale” è l’uomo divino, figlio del cielo e della terra.
STRUTTURA NARRATIVA
L’incidente scatenante del racconto, in questo caso un incidente esplicitato e visibile, è la navicella aliena che atterra su Roswell.
La voce di una bambina che non vedremo fino alla sesta puntata introduce la storia. Il suo commento però è diverso dalla tradizionale voce narrante del romanziere che ci aiuta a dipanare gli intrecci.
Questa vocetta infantile descrive solo le paure e i desideri dei personaggi che via via conosceremo, apparentemente le sue sono parole di saggezza, come se quella voce appartenesse a un’entità che vede al di là della realtà. Ci ipnotizza la voce della bambina misteriosa, cerchiamo qualche messaggio nelle sue frasi, una filosofia che possa illuminarci sullo scopo delle nostre esistenze. Fin dall’inizio ci sembra la voce di una divinità che ‘vede’ cosa c’è al di là del cielo.





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