home titolo
chisiamochisiamoarchivioscriverepromuovereforummateriali


Ultimo numero
Archivio di Script

Articoli dello stesso autore








search



Cuore sacro film confuso
Nicola Vox


Ma cos’è che non funziona?
Dice il regista: «Il film cerca di raccontare in forma laica il bisogno di spiritualità che si avverte ovunque nel mondo anche se prende forme confuse di fanatismo, di esclusione dal contesto sociale, di speculazione politica».
Non vogliamo mettere in dubbio l’ansia spirituale di nessuno, ma ci sembra che i principali giornali italiani abbiano deciso di raccogliere la dichiarazioni d’intenti di Ozpeteck riportata qui sopra senza il beneficio della prova.
Dopo un’immersione in visioni varie (al pronto soccorso dove scopriamo che Benny è morta appaiono a Irene i coniugi suicidi per consolarla; nella piscina dove nuota vede delle ombre; presso l’albero del cortile dove piange la mano della piccola morta le carezza la testa mentre Irene invoca la madre) la storia ha uno scarto che non è assolutamente preparato da quello che si è visto finora. Se riandiamo al finale, dopo tutto quello che abbiamo visto fino a questo punto, siamo solamente ancora al fatto che la giovane rappresentata nel quadro è una Benny un po’ più grande (chi ha fatto il quadro? Lo ha fatto fare Irene? Quando? Come?) e siamo quasi sicuri che la diagnosi della psicoterapeuta riguardi lei. Quasi.
Improvvisamente il palazzetto è stato trasformato in una mensa per i poveri, volontari accudiscono e lavano (persino la segretaria di Irene che fino a quel momento non ha condiviso assolutamente nulla della presunta sofferenza spirituale della sua principale), fino alla scena madre di Irene che è trasformata in una Madonna della Pietà michelangiolesca nell’accudire un giovane e aitante malato di mente (forse assassino della propria moglie). Per fortuna non ci fa l’amore, visto che, come ha candidamente raccontato il regista, nella sceneggiatura invece era prevista una madonna laica dalla pietà un po’… erotica.

La nostra Irene in realtà è sempre più confusa e sempre meno lucida, si butta a fondare un surrogato di Caritas senza criterio, e non c’è un solo motivo per questa scelta così radicale, se non un generico “buonismo” sbocciato veramente all’improvviso, dato che la morte della ragazzina non è ragione sufficiente a convincerci della svolta esistenziale della protagonista, né esiste un confronto con il vero antagonista che è la zia “cattiva”.
Tanto senza criterio che l’autore ha sentito il bisogno di mettere un po’ di buon senso nelle parole del prete che finalmente rovescia su di lei il principio di realtà: far del bene abbisogna di risorse, le risorse le hanno i ricchi, se i ricchi ci aiutano sono loro a venire verso di noi e non noi ad andare verso di loro, perché li abbiamo convinti a cedere qualcosa che non avrebbero ceduto volentieri. Questo in risposta alla pretesa di Irene di far tutto da sola e contro tutti.
A questo punto per dirla con Vogler Irene ha l’incontro con la morte: la sua visita nel girone infernale dei dannati della terra. Quello che credeva essere un “conversione”, non è efficace a darle il nuovo equilibrio, perciò invece di vincere la battaglia si arrende, ossia quasi impazzisce spogliandosi e regalando i suoi abiti a chiunque le capiti a tiro in metropolitana (e a noi spettatori maschi la visione di un bel seno). Siamo alla risoluzione: casa di cura e voce che, come abbiamo detto, sostiene la necessità di non ricoverare la ragazza, perché ella sente il dolore di tanti dentro di sé, e questo non è sufficiente a considerarla ossessionata patologicamente dalla sofferenza del mondo.
E il finale? Il dipinto rassomiglia alla giovane Benny. Oddio.





Articoli dello stesso autore

Medici, commesse e ideologia del politically correct [non disponibile]
Nicola Vox Nicola Vox Nicola Vox Nicola Vox Nicola Vox - Script 20



mail inc