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Cuore sacro film confuso
Nicola Vox


Volendo raccontare a un amico la storia siamo in grado di dire forse solo una cosa: che la protagonista all’improvviso ha una crisi esistenziale e di identità che la porta a rifiutare la sua vita d’ogni giorno ma che non trova nessuna soluzione, anzi impazzisce. Ma non ne siamo sicuri.
Proviamo a raccontare il film con poche parole.
1. Affermata imprenditrice, gelida e cinica scopre che occuparsi degli altri è la vera dimensione della vita (?); 2. Giovane imprenditrice sconvolta dalla morte di un’amichetta occasionale, riflette sul senso della vita ma scopre che è lo spirito reincarnato della madre che vuole indirizzarla a un’esistenza diversa e accetta (?) l’indicazione; 3.Giovane imprenditrice, che vive lucidamente e con soddisfazione la sua vita professionale, viene sconvolta dalla morte di un’amichetta occasionale, decide di non esercitare più la professione perché tentando di elaborare il lutto scopre l’infelicità umana e la sua finitezza fino a diventare folle; 4. Giovane imprenditrice viene sconvolta dalla morte di un’amichetta occasionale, riflette sulla prigione dorata che è la sua vita e dopo una serie di esperienze e ricerche, sceglie il cupio dissolvi pensando così di essere autenticamente umana.
I punti interrogativi già vogliono dire che non siamo sicuri che sia così, ché infatti tutti gli esiti sono “plausibili”, ma come fanno a essere tutti plausibili con le premesse? E può essere una narrazione avere diversi finali se la trama è sempre la stessa? No, non può, ed è qui la prima questione che ci si pone: cosa mai avrà voluto raccontarci il protagonista e attraverso esso l’autore?
Aver ricavato diverse angolazioni della storia, ci complica la vita, e già questo basterebbe a dire che poi la storia non è tanto chiara. Di fronte a tante interpretazioni per sbrogliare questa matassa dobbiamo analizzare la struttura del film.

Già altre volte su questa rivista abbiamo usato un metodo di lettura: guardiamo le prime scene e le ultime scene. Nelle prime abbiamo il protagonista, il suo ambiente, la dimensione umana ed esistenziale. Nelle ultime c’è normalmente una nuova situazione che ci dice che un cambiamento è avvenuto. E come è avvenuto questo cambiamento? Lo vogliamo sapere: questo dover, voler sapere come hanno fatto i protagonisti a trasformarsi è per l’appunto il contenuto della parte centrale del film, e solo analizzandolo noi siamo in grado di dire se la storia funziona, se incipit e finale sono congrui, se cioè date le premesse i personaggi hanno agito coerentemente con se stessi e in modo tale da giungere a quel finale.

L’inizio è dato dal suicidio di una coppia. Subito dopo la protagonista sta svolgendo una relazione a un convegno mentre a dei suoi collaboratori arriva la notizia del suicidio che non le viene comunicata per non disturbare la comunicazione. Dunque sembra ci sia una relazione tra il suicidio e la donna, e per un po’ viene da pensare che siano i suoi genitori o parenti. Ma scopriamo invece che sono imprenditori rivali soppiantati dall’attività dell’azienda della protagonista. Infine capiamo che si tratta di una donna in carriera, non si sa quanto consapevole del suo ruolo dato che sembra eterodiretta dalla zia.
Nelle scene finali una voce fuori campo ci parla di una paziente, che non vediamo, per la quale nonostante alcune “mattane” che potrebbero far pensare a una patologia dissociativa, non è necessario il ricovero. Mentre la voce parla si vaga con la camera dentro un palazzetto che inquadra un dipinto. Che fine ha fatto la protagonista, chi è quella del quadro, cos’è quel palazzo antico, chi sarà la paziente di cui si parla?





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