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A proposito di antagonista
Alessandra Caneva

«Torniamo all’Antagonista.
Ritengo che, all’interno di una storia, esso sia inevitabilmente legato da “vincoli di sangue” all’eroe.
Una seria cultura antropologica, infatti, non ci dovrebbe far perdere di vista che ogni essere umano porta dentro di sé un antagonista, che è egli stesso».

Alessandra Caneva,
consulente sulle sceneggiature per Rai e Lux Vide. Sceneggiatrice e autrice di quattro romanzi di fantasy.

Nessuno può disconoscere che oggi impera un’assenza di certezze e di disagio nell’affrontare i grandi temi dell’esistenza umana. Di conseguenza l’umanità dell’artista-sceneggiatore (poiché nessuno può esprimere ciò che non possiede) è il campo in cui si gioca una partita importante: quella che porterà a realizzare o meno una storia dai contenuti forti, emozionanti, in cui la linea del desiderio dell’eroe non sia banale, in cui l’Antagonista, di riflesso, non sia un oggetto incolore, in cui emerga alla fine, un tema che ci coinvolga, che ci procuri un godimento veramente umano.
E che cos’è un godimento umano? Per quanto possa sembrare un’affermazione intellettuale, un godimento umano si verifica nel momento in cui accresciamo la conoscenza del nostro mondo interiore e della realtà che ci circonda.
Toccare temi universali, come sono riusciti a fare i grandi letterati e drammaturghi del passato, oltre tutto garantisce una grande accoglienza e favore da parte del pubblico, nonché un notevole contributo allo sviluppo della civiltà.





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