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Scrivere il personaggio
Giovanna Guidoni

«Se pensiamo, ad esempio, al teatro di Shakespeare, protagonista dei suoi drammi è stato più volte il conflitto per il potere, in scena sono stati messi diversi Re, ma poi ognuno ha agito in maniera diversa, indicando anche diversi obiettivi. In questo senso, per la messa a fuoco di un personaggio, per la sua presentazione, non basta che al personaggio accada qualche cosa, quello che serve è la sua risposta all’accadimento».

Giovanna Guidoni,
sceneggiatrice formatasi ai Corsi Script/Rai.
Ha scritto per La squadra e Cuori rubati.

È un po’ come il talento, quando ci si trova davanti a un personaggio ben scritto, lo si riconosce subito, irrompe nel nostro mondo, ci trascina nel suo, ci coinvolge e ci emoziona senza apparenti motivi. Perché c’è anche questo: un personaggio non vuole essere spiegato. Quella battuta, quel gesto appartiene solo a lui che ne rivendica con forza la paternità. E ci parla, più chiaramente di quanto molti concetti siano capaci di fare. Poiché un personaggio non è immagine, personificazione di una nozione astratta, esso è figura e il suo potere è un potere evocativo. Schiacciare un personaggio sulla comprensione raziocinante che se ne può avere è rischioso. Può risultare terribile quanto sfidare il volto di Medusa, latrice di morte per irrigidimento. Un personaggio credibile e quindi “vivo” deve essere coerente, ma è la coerenza della libertà, che si rifiuta di esser definita da un sillogismo aristotelico. La sua legalità, la legge che lo regola è di altra natura. Spesso la verità di un personaggio si apre proprio nel momento in cui contraddice se stesso. Le sue possibilità non derivano da un’antecedente che ne anticipa le azioni, la sua necessità non è la costrizione a esistere, queste sono categorie del pensiero che intervengono quando il personaggio ha già riempito la scena. Una legalità post-factum. La legalità di un personaggio assomiglia molto di più a quella di cui è fatta una promessa: mantenere la parola data attraverso il tempo… Perché il futuro di cui è fatto un personaggio non è quello del sapere e della conoscenza, ma è speranza e attesa.
Un futuro pronosticato, infatti, non sarebbe propriamente futuro, ma il prodotto del decorso del tempo, uno sviluppo già previsto come mera ripetizione del presente. E a un futuro di questo genere non si addice la meraviglia, quell’emozione che ci distacca dal grigiore di un quotidiano dove tutto sembra sia disponibile, compreso, perché tutto è già stato ipotecato. Un futuro la cui l’intelligibilità è rimessa alle sole armi della logica non produrrebbe quello stupore, spaventoso quanto disarmante, di cui è fatto lo spettacolo.
Ma allora del personaggio non si può dir niente?





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