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Organizzare secondo le risorse
a cura di Claudio BiondiIntervista a Silvia Belleggia

Script: Lei ha ricoperto il ruolo di direttore di produzione nella realizzazione di Spaghetti odio di Ciro De Caro. A parte le difficoltà di budget che si rivelano comuni a qualsiasi situazione produttiva, quali sono state le maggiori difficoltà operative che ha dovuto affrontare?
Belleggia: All’inizio, nel periodo di preparazione, la difficoltà è stata quella di lavorare a un progetto comunque per noi molto ambizioso. Nel senso che avevamo degli obiettivi chiarissimi: la qualità del prodotto e il metodo con cui stavamo lavorando, ma c’era il problema di coinvolgere le persone e trasmettere la nostra stessa motivazione per formare un gruppo e per lavorare. Alcune delle persone che hanno lavorato con noi in Spaghetti odio erano persone che già facevano parte di CUT, altre sono entrate lungo il corso del progetto. Quindi a livello operativo, trasmettere tutte le informazioni, sia pratiche (come svolgere ognuno il proprio ruolo), sia generali, sul progetto, ha creato qualche rallentamento. Poi però, nell’ultimo mese prima delle riprese, il gruppo si è compattato e a livello operativo siamo riusciti a sopperire ad alcuni problemi di organizzazione che si erano nel frattempo creati.

Quando voi avete cominciato questa produzione di Spaghetti odio, evidentemente avete fatto un preventivo di spesa. Ci sono stati scarti tra consuntivo e preventivo? E a quali cause possono attribuirsi?
Sì, ci sono stati scarti e l’errore più grande è stato forse commesso in fase di pianificazione. Alcuni buchi nell’organizzazione hanno poi creato le situazioni di emergenza che hanno fatto lievitare il budget.

Quindi, da un punto di vista tecnico, è d’accordo che un lavoro di pianificazione e di preparazione è l’unico che può riuscire ad aiutare il controllo della produzione?
Sì, assolutamente. Ovviamente, con una troupe professionista avremmo avuto, magari, ottimi risultati, ma a questo non so dare una risposta. Secondo me, la qualità che abbiamo raggiunto, a livello espressivo, a livello tecnico, è molto al di sopra di quello che ci si poteva aspettare pensando che comunque la troupe, tranne alcune figure, era composta da studenti. E la metodologia di lavoro, secondo me, ha sopperito a questo fattore, nel senso… sì, eravamo degli studenti, ma sapevamo benissimo quali erano le fasi che dovevamo seguire. Il nucleo forte del gruppo è riuscito a trasmettere le nozioni che aveva e a far lavorare gli altri nel modo più consono. Secondo me, dunque, il fatto che non eravamo professionisti non è stato un limite, anzi. Se si nota una certa freschezza del prodotto, questa è frutto proprio dell’inesperienza del gruppo.

Questa esperienza l’ha portata a intuire, a capire, a immaginare, come l’organizzazione potrebbe essere migliorata nei prossimi esperimenti?





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