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Ciò di cui vogliamo parlare. Altre considerazioni sul tema
Nicola Lusuardi


Un punto di partenza e un punto di arrivo, ogni volta che parliamo del tema ci fermiamo qui, in mezzo c’è il vuoto. Un vuoto che non serve, soprattutto sul fronte costruttivo.
Proviamo allora a immaginare cosa può riempire quel vuoto.
Proviamo a immaginare che la strutturazione e la scrittura di una storia siano leggibili come un “lavoro tematico” (di aspetto processuale e non puntuale) di cui l’opera compiuta non cancella la natura problematica, ma la rappresenta pienamente e la porta a compimento. Se le cose stessero così, allora il “lavoro tematico” sarebbe soggetto a un’articolazione strutturale profondamente connessa con quella del materiale narrativo. E se il materiale narrativo è diviso per esempio in tre atti, anche quello tematico probabilmente lo sarà1.
Se le cose stanno così, i percorsi di messa a fuoco tematica non saranno semplicemente a priori della scrittura o a posteriori nell’interpretazione, non saranno una “discussione fredda” sulle intenzioni comunicative, ma diverranno “materia calda” di invenzione e precisazione costruttiva.
La prima idea di un soggetto lega spesso l’intuizione di un personaggio protagonista a un’idea di incidente scatenante. Ma il personaggio protagonista, oltre ad essere un ente narrativo, è la prima e più forte espressione del tema (parliamo di un tema attraverso i problemi dei personaggi)2. Personaggio e incidente scatenante nascono dunque come una prima indicazione di area tematica, per quanto ancora liquida e indefinita3. Così non appena inizia la strutturazione del I atto, ossia delle ragioni per cui un certo personaggio, a causa di un certo incidente, entrerà in un certo mondo straordinario per attraversare il quale - al fine di conseguire i propri obiettivi - dovrà affrontare i suoi limiti profondi (fatal flaw), sarà necessario fare di quella prima indicazione una chiara dichiarazione d’intenti tematici. Qualcosa che qui chiameremo impostazione tematica.
Il I atto dunque, mentre racconta il mondo ordinario di una storia, ci indicherà anche con una certa precisione di che cosa questa storia sta per parlare. Ad esempio: qui parleremo dei conflitti che nascono tra padri e figli rispetto alla libertà di determinare il proprio destino (continuiamo a usare Magnolia).

Impostato il tema nel I atto, inizia la fatica di strutturare il materiale narrativo del II atto, il più difficile tecnicamente, il più pericoloso. Quello dove l’ampiezza d’arco narrativo e l’esplosione delle possibili varianti ci porta qualche volta allo smarrimento. Ed è qui che si verifica la seconda fase di “lavoro tematico”, è qui che il tema può più efficacemente funzionare come bussola per selezionare i migliori materiali drammaturgici. Nel II atto si passa allora dall’impostazione di un tema, a una sorta di inchiesta o discorso sul tema. E se l’oggetto dell’inchiesta è chiaro, tutte le domande e risposte riguarderanno rigorosamente quello.
Ritorniamo all’esempio.
I atto: di cosa vogliamo parlare? Vogliamo parlare dei conflitti che nascono tra padri e figli ecc.





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