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Montalbano: come costruire un successo di qualitĂ . Intervista col produttore Carlo Degli Esposti
Giambattista Avellino




Parliamo di Montalbano. Cominciamo dall’inizio, da quando ti è venuto in mente di acquistare i diritti.
Montalbano è nato quando ero l’amministratore unico di Cinecittà. Decisi repentinamente, dal giovedì al venerdì, di dimettermi da quell’incarico perché ero contrario alla privatizzazione che era stata decisa proprio in quei giorni e nel weekend successivo colsi l’occasione per andare a trovare a Palermo la mia amica Elvira Sellerio, per distrarmi. E invece fu un’ottima occasione strategica per la Palomar, che di fatto era congelata da circa due anni e mezzo – a parte qualche trasmissione d’informazione – perché non volevo creare alcun conflitto d’interessi con il mio ruolo. Cominciai a pensare a come rilanciare la società in quel week-end ed Elvira Sellerio mi incoraggiò a leggere dei libri che aveva pubblicato da circa un anno, scritti da Andrea Camilleri, che scriveva dei gialli e che, avendo lui un forte background televisivo, a suo avviso avrebbero potuto diventare dei romanzi perfetti per una trasposizione in film. Faticai molto a prendere una decisione: mi sembrarono subito belli e adatti ad una trasposizione televisiva, tanto perfetti nel mix di storie, immagini e personaggi che mi domandai per alcune settimane perché i miei colleghi – più esperti di me sulla produzione di fiction – non li avessero già comprati. Quel pensiero mi spinse a rileggere i libri per tre week-end di seguito, vorticosamente. Alla fine del terzo week-end la conclusione fu: ci sarà qualcosa che io non vedo, però mi piacciono tanto che sicuramente riuscirò a produrli. Feci una proposta e acquistai i diritti. Conobbi e divenni amico di Camilleri e insieme a lui e ad un giovane sceneggiatore – che avevo conosciuto parecchio tempo prima, Francesco Bruni, che aveva già sceneggiato Virzì, Calopresti e scritto sceneggiature belle ma mai prodotte – creai un piccolo gruppo di lavoro.
Quali sono state le linee guida nel lavoro di adattamento per la tv dei romanzi? Avete seguito un criterio generale?
Il lavoro di adattamento fu faticossissimo. Fu una cosa lunga, inesorabile: soprattutto per trovare fin dall’inizio il giusto equilibrio, per asciugare le articolatissime trame dei libri in un’ora e mezza di tempo televisivo.
Il grosso lavoro è stato asciugare, rendere essenziale, nel togliere tanti aspetti del cuore di Montalbano. Ma nonostante questo i film sono più lunghi dei normali episodi di fiction televisiva, hanno una quindicina di minuti in più.

Quindi il committente, la RAI, si è mostrato sensibile – e flessibile – rispetto ai problemi che il criterio di adattamento che avevate adottato poneva?





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