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Planet Hollywood
Franco Moretti

Per gentile concessione dell’autore, pubblichiamo un articolo edito nel 2001 sulla New Left Review.

Nel periodo in cui mi occupavo dei mercati letterari del diciannovesimo secolo fui molto colpito da quanto i romanzi inglesi e francesi fossero riusciti a centralizzare il consumo letterario europeo: centinaia di migliaia di persone leggevano piú o meno gli stessi libri, e nello stesso periodo. Questo fenomeno, che altro non era se non l’inizio dell’industria culturale, mi ha in seguito suggerito un piccolo, ulteriore esperimento: questa volta sui mercati cinematografici. Ho cominciato con i dati pubblicati su “Variety”, e ho catalogato i cinque film americani di maggior successo per ogni anno tra il 1985 e il 1995. Poi sono passato ai mercati non-americani, per valutare il grado di diffusione planetaria della produzione hollywoodiana. Poiché le fonti sull’argomento (“Variety International”, “Screen International”, e vari yearbooks dello stesso tipo) si sono rivelate estremamente eterogenee, ho deciso di tracciare una mappa solo per quei paesi in cui almeno due anni fossero documentati esaustivamente. Ne è risultato un campione leggermente piú affidabile, ma sfortunatamente molto meno equilibrato: di quarantasei paesi con dati “sufficienti”, venticinque sono in Europa e l’Africa è quasi interamente assente, come pre molti paesi asiatici e latino-americani nonché giganti demografici come l’India, la Cina, la Russia.
Vuoti enormi. Dal momento però che emergono alcune tendenze interessanti, ho deciso comunque di scrivere queste pagine. Prendetele per quello che sono: ipotesi iniziali che dovrebbero essere esaminate con il supporto di informazioni piú ampie – e piú precise.

I
Figura 1: il potere assoluto di Hollywood. In ventiquattro paesi (i triangoli neri), i film americani costituiscono dal 75 al 90% dei top hits del decennio; in altri tredici (le stelle nere) la cifra supera il 90%; in cinque casi arriva al 100%. (Durante un anno trascorso a Berlino, di tanto in tanto controllavo i dieci film piú visti della settimana: sempre almeno nove erano americani, se non dieci). “Quando si parla di cinema” – scriveva Glaubert Rocha, regista brasiliano d’avanguardia degli anni ’60 – “si parla di cinema americano. (…) Qualunque analisi sul cinema prodotto fuori da Hollywood deve iniziare da Hollywood”. Vero.
Prima, però, due parole su quei paesi (i cerchi bianchi) dove Hollywood incontra ostacoli, e scende sotto al 75% dei successi di botteghino. La Svezia e la Danimarca sono il cuore della Scandinavia: una zona, come ha dimostrato Leyvoy Joensen, con un fortissimo senso di identità locale, dove non solo i romanzi danesi o svedesi ma anche quelli islandesi e delle Isole Faroer sono caratterizzati da una circolazione continuamente incrociata. Quanto alla Repubblica Ceca, alla Serbia e alla Bulgaria, esse sono la punta di un iceberg – ormai sul punto di liquefarsi – est-europeo: nella Repubblica Ceca, prima del 1989 i film americani erano presenti tra quelli con maggiore incasso per meno del 30%; piú tardi, hanno raggiunto il 76%. E lo stesso andamento si riscontra in Slovacchia e in Polonia (e in Estonia, Romania e Slovenia: ma in questi casi i dati erano cosí discontinui, che non appaiono nella carta).
Infine, la Francia. Dove la storia è diversa. Parigi era la Hollywood del diciannovesimo secolo, i suoi romanzi venivano letti e imitati ovunque – perfino il cinema è stato inventato là! Non c’è da meravigliarsi che i francesi odino l’altra Hollywood: non piace a nessuno rinunciare alla propria egemonia simbolica. Ma nessuno riesce neppure a mantenerla con la sola forza di volontà, e per quanto la Francia sappia come proteggere il proprio mercato (che per due volte è stato invaso da film stranieri, negli anni ’20 e negli anni ’40, e per due volte si è ripreso) non vale neppure la pena di analizzarne la competizione con Hollywood all’estero. Tra il 1985 e il 1995, solo quattro film non-americani hanno goduto di un grande successo internazionale: Un pesce di nome Wanda, Quattro matrimoni e un funerale, Crocodile Dundee, L’ultimo imperatore: due commedie inglesi, una commedia australiana, un film drammatico di produzione italo-americana.
Nessuno di questi era un film francese. Non solo, ma nessuno dei quattro era particolarmente diverso dal solito prodotto hollywoodiano…





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