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Ennio Flaiano: il Melampus e il viaggio dell'eroe
Fabrizio Natalini

Il venti novembre 2002 sono passati trent’anni da che è morto Ennio Flaiano.
La memoria e il ricordo di quello che è stato uno dei massimi sceneggiatori del cinema italiano (dal dopoguerra al boom economico degli anni ’60) fluttua nel nostro immaginario collettivo, confusa fra le tante citazioni, i libri che ne pubblicano le sceneggiature irrealizzate, le testimonianze dei pochi amici e dei tanti compagni di strada. Inoltre lo scorrere del tempo, naturalmente, non aiuta e ogni giorno un qualche pezzo del quadro di quella che era la dolce vita scompare, sia in senso metaforico sia letterale, in questo nostro mondo globalizzato dove l’eccesso d’informazione si è ormai sovrapposto al concetto di “memoria”.
Fra i ricordi da ritrovare, ci sono forse anche alcuni particolari sulla genesi della sceneggiatura Melampus di Ennio Flaiano. Credo che la storia di Melampus sia sufficientemente nota: ricordo in ogni modo che Flaiano depositò un soggetto originale, About a Woman, il 10 gennaio del 1968 presso il Writers Guild West di Los Angeles.1 Durante l’anno Flaiano trasse dal soggetto About a Woman la sceneggiatura Melampus. Avendo lo scrittore l’intenzione di dirigere questa storia, dalla forte eco personale, cercò con tutte le sue capacità di trovare un produttore che finanziasse il progetto. Per rafforzare questa scelta, anzi, convinse l’amico Mastroianni e la Dunaway, all’epoca sentimentalmente legati, ad interpretare il film. Dopo varie vicissitudini produttive, Flaiano arrivò a Carlo Ponti, che tenne il progetto fermo per otto mesi, nel tentativo di persuaderlo ad abbandonare l’idea della regia. Di seguito si scatenò un turbinio di nuovi interessamenti e defezioni: la Dunaway per altri impegni uscì di scena, alla sceneggiatura s’interessarono altri produttori – Marina Cicogna, Franco Cristaldi, Joseph Janni, Martin Poll e Elliot Castner. Catherine Deneuve, nuova compagna di Mastroianni, si propose per il ruolo di protagonista femminile, mentre, per l’interprete maschile, dopo una ridda di nomi fra cui Gassman, Manfredi, Albert Finney, Dirk Bogarde, ricomparve nuovamente Mastroianni. Ma Flaiano, ormai esausto, abbandonò la sceneggiatura al suo destino, ne vendette i soli diritti cinematografici, e trasformò il soggetto Melampo nel racconto Melampus (che in qualche modo se ne distanzia, negli sviluppi della trama). Il Melampus fu pubblicato nel febbraio del ‘70 presso Rizzoli, assieme ad un altro racconto Oh, Bombay! nel volume Il gioco e il massacro. Ma la storia non finisce qui: racconta Oreste del Buono nella sua prefazione a Una e una notte che, verso la fine del 1969, poco prima quindi dell’epilogo di questi fatti, Flaiano confidò a Lu Leone questa frase: “Ponti e il Melampo mi hanno condotto alla tomba”.2
E, infatti, sulle pagine di un taccuino di appunti, poi pubblicato col titolo Don’t forget, troviamo questa sequenza di annotazioni:
Il 2 marzo, cena da amici. Al ritorno a casa, ore 1,30 colpito da preinfarto. Due o tre giorni. Poi il 5 marzo infarto. Ricoverato al S. Giacomo dal 6 marzo al 6 aprile. Dal 6 aprile passo alla clinica Villa del Rosario.
Un discorso sulle albe.
10 maggio – Sono passati 68 giorni e sono ancora vivo, è un bel successo. Tutto dovrà cambiare.
La morte ha la faccia di certe signore che telefonano al bar col gettone: e a un certo punto, senza smettere di telefonare, vi fanno un cenno di saluto e di sorpresa.3
Dopo la defezione di Flaiano, la produzione titolare dei diritti affidò la regia del film a Ferreri, che riscrisse completamente la sceneggiatura con Jean Claude Carrière, cambiandola radicalmente e mutandone il titolo in La cagna. La pellicola, distribuita nell’estate del 1972, riportava nei titoli di testa anche la partecipazione di Flaiano all’adattamento e alla sceneggiatura.
Ma, in una lettera all’amico Oreste Del Buono, datata 29 agosto, Flaiano scriveva:





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